giovedì 29 ottobre 2009

Cipro: Il Dialogo Cattolico-Ortodosso progredisce sulla via giusta

Si è tenuta a Paphos di Cipro (16-23 ottobre 2009) la XI sessione plenaria della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Il tema affrontato è stato: "Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio". Riportiamo un articolo di Mons. Eleuterio F. Fortino apparso su L'Osservatore Romano del 26-27 ottobre 2009:

A Cipro, nella storica città di Paphos, dove ha predicato S. Paolo, si è tenuta la XI Sessione Plenaria della «Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme». La nuova fase iniziata con la IX Sessione di Belgrado (2006) procede a passo lento su una via irta all'interno della decisiva tematica di questa fase su "Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: cattolicità e autorità nella Chiesa". Fondandosi sul documento che su questo tema era stato pubblicato a Ravenna nella X Sessione Plenaria (2007), e su mandato di questa, l'attuale Sessione Plenaria (Paphos, Cipro, 16-23 ottobre 2009) ha cominciato ad affrontare il tema de "Il vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio". La Commissione si è avviata così a discutere la questione centrale del contenzioso storico fra Oriente e Occidente. Nel momento attuale si cerca di individuare una oggettiva identificazione della problematica coinvolta nell'argomento per poter tentare una comune ermeneutica che aiuti a far raggiungere una sostanziale convergenza sulle conseguenze dottrinali.


Preparazione
La Commissione a Cipro ha lavorato su un progetto elaborato dopo la sessione di Ravenna seguendo il metodo di preparazione concordato all'inizio delle attività di questa Commissione (Patmos-Rodi 1980). Nella prima parte del 2008 hanno lavorato due sottocommissioni miste con il compito di raccogliere gli elementi storici più attinenti al periodo in esame. Quindi si è incontrato il Comitato Misto di Coordinamento (Elounda, Creta, 27 settembre - 4 ottobre 2008) che ne ha elaborato la sintesi organica come progetto di discussione sottoposto alla Sessione Plenaria di Cipro. Tanto la ricerca delle sottocommissioni quanto la sintesi del Comitato di Coordinamento hanno avuto presente l'orientamento concordato a Ravenna il quale rilevava che "conciliarità e autorità sono interdipendenti" e che tanto a livello diocesano, quanto regionale, quanto a livello universale vi è un prōtos-primus (vescovo, metropolita o patriarca, vescovo di Roma). Il documento, entrando più direttamente nella problematica del prōtos a livello universale, afferma che "Entrambe le parti (cattolici e ortodossi) concordano sul fatto che Roma, in quanto Chiesa che presiede nella carità occupava il primo posto nella taxis e che il vescovo di Roma era pertanto il prōtos tra i patriarchi" (Ravenna n. 41 ). Alla conclusione di quel documento si sottolinea l'importanza di questo risultato raggiunto e i membri della Commissione si dicono convinti che la dichiarazione citata "fornisce una solida base per la discussione futura sulla questione del primato a livello universale" (Ravenna n. 46).


La sessione di Cipro
La XI Sessione sul tema "Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio" si è concentrata sull'esame di alcune significative testimonianze storiche sul ruolo avuto dal vescovo di Roma in quell'epoca. In realtà questi elementi sono alla base della dichiarazione del documento di Ravenna e toccano varie tematiche come: la Chiesa di Roma nella comunione delle Chiese, il rapporto del vescovo di Roma con S. Pietro, il ruolo esercitato dal vescovo di Roma in tempi di crisi (arianesimo, monofisismo, monotelismo, iconoclasmo), ma anche alcune decisioni dei Concili ecumenici tanto nei confronti di Roma quanto del Patriarcato di Costantinopoli. Si dovrà anche affrontare i fattori non teologici che hanno influito sulla mentalità e sulle strutture ecclesiali come l'idea dell'impero romano, il trasferimento della capitale a Costaninopoili ed il declino dell'impero in Occidente, le difficoltà di comunicazione create dall'Islam fra est e ovest, la creazione dell'impero di Carlo Magno, la progressiva reciproca ignoranza, il mutuo allontanamento pratico e alcuni atteggiamenti polemici. L'esame della materia implicata richiederà uno studio prolungato. Per il momento la Commissione ha affrontato gli elementi iniziali partendo dalla predicazione di Pietro e Paolo a Roma, del loro martirio e delle loro tombe e proseguendo attraverso i Padri apostolici: testimonianze importanti sono la Lettera della Chiesa di Roma ai cristiani di Corinto, lettera attribuita a Papa Clemente per la riconciliazione dei fedeli di Corinto con i loro presbiteri, la Lettera di S. Ignazio di Antiochia che indica Roma come la Chiesa che "presiede nella carità" (prokathēmenē tēs agapēs), l'affermazione di S. Ireneo secondo cui ogni Chiesa deve concordare (convenire) con essa, a causa della sua origine e della sua grande autorità (propter potentiorem principalitatem), così come la vertenza sulla data di Pasqua tra Aniceto e Policarpo, Victor e i vescovi dell'Asia, il pensiero di Cipriano e così via. Per tutti gli elementi che si riferiscono al tema e che si prendono in esame va concordata l'esatta identificazione ed una desiderabile e possibile comune interpretazione. Lo studio pertanto è esigente e delicato e sarà continuato nella prossima sessione plenaria del prossimo anno. La discussione avuta nella sessione di Cipro dovrebbe facilitare un percorso più spedito nel prossimo stadio.



I partecipanti
Erano presenti venti delegati da parte cattolica con alcune assenze a causa di impegni nel Sinodo dei Vescovi per l'Africa o per ragioni di salute. Ventiquattro delegati ortodossi rappresentavano tutte le Chiese ortodosse ad eccezione del Patriarcato di Bulgaria. Il comunicato rilasciato alla conclusione della riunione presenta l'elenco secondo la taxis delle Chiese ortodosse: Patriarcato Ecumenico, quindi i Patriarcati di Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, di Mosca, di Serbia, di Romania , di Georgia, le Chiese autocefale di Cipro, di Grecia, di Polonia, di Albania, e delle Terre di Cechia e di Slovacchia. Veniva ricomposta sostanzialmente la completezza della rappresentanza ortodossa con la partecipazione del Patriarcato di Mosca che a Ravenna aveva abbandonato la sessione a causa della presenza dei rappresentanti della Chiesa di Estonia, invitata dal Patriarcato Ecumenico in quanto Chiesa autonoma, non però riconosciuta dal Patriarcato di Mosca. La vertenza è stata risolta nell'incontro dei Primati delle Chiese ortodosse che, su invito del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, ha avuto luogo al Fanar (12 ottobre 2008) in cui si è concordato di invitare solo e tutte le Chiese autocefale.I lavori della Commissione Mista sono stati diretti dai due co-presidenti, il Cardinale Walter Kasper da parte cattolica e dal Metropolita di Pergamo, Ioannis Zizoulas, da parte ortodossa, assistiti dai due co-segretari il metropolita Gennadios di massima (patriarcato Ecumenico) e Mons. Eleuterio F. Fortino (Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani).


La preghiera
Durante la sessione cadeva una domenica, il 18 ottobre. Il sabato pomeriggio la delegazione cattolica ha concelebrato la Messa nella chiesa cattolica della Santa Croce a Nicosia. Vi ha preso parte anche il Parroco e l'Incaricato di Affari della Nunziatura Mons. Paolo Borgia. Come al solito vi presenziava l'intera delegazione ortodossa. La concelebrazione era presieduta dal Cardinale Walter Kasper che ha tenuto l'omelia sulla pericope evangelica del giorno. Ha aggiunto un fervido ringraziamento alla Chiesa ortodossa di Cipro per l'ospitalità offerta alla Commissione e ha chiesto la preghiera per i lavori della Commissione accennando al tema in discussione in questi termini:"Nell'ultimo documento pubblicato dalla nostra Commissione due anni fa, abbiamo affermato che vi può essere un primo, un protōs come si dice in greco, o come in latino noi diciamo primate, in ogni livello della vita della Chiesa. Pertanto il primato non è cosa proibita o impropria nella vita della Chiesa. In questo incontro noi ci chiederemo cosa ciò significhi per il vescovo di Roma". La chiesa della Santa Croce è al limite tra la parte greca dell'isola e la parte occupata dai turchi (37% del territorio complessivo dell'isola). La divisione dell'isola e l'esigenza di porvi rimedio è stata più volte e in diverse circostanze ribadita dalle autorità della Chiesa ortodossa, ed in modo forte dallo stesso Arcivescovo S.B. Chrysostomos.La domenica mattina ha avuto luogo la concelebrazione dei membri ortodossi della delegazione. La Divina Liturgia, nella chiesa di Phaneromèni, sempre a Nicosia, è stata presieduta da S.B. Chrysostomos, primate della Chiesa di Cipro. Era presente al completo la delegazione cattolica della Commissione. L'Arcivescovo riferendosi "con senso di responsabilità verso il mondo cristiano" al fatto che "la Chiesa di Cipro, la più antica d'Europa" ospitava quest'anno il dialogo tra ortodossi e cattolici, affermava: "Questo dialogo teologico è il più importante nel contesto dei dialoghi teologici ufficiali tra la Chiesa ortodossa e gli altri cristiani, che sono coordinati dal Patriarcato Ecumenico". Ha ricordato l'importanza della preghiera per il dialogo e, rivolgendosi direttamente, contestava "quel piccolo segmento di ortodossi" che, mal fondandosi su canoni letti fuori contesto, rifiutano la preghiera comune. Ha invocato lo Spirito Santo sui lavori della Commissione. La sessione è stata chiusa con i vespri della festa di S. Giacomo apostolo nella cattedrale di Paphos dallo stesso Arcivescovo.


L'accoglienza
La Commissione è stata ospitata con grande generosità e spirito di calorosa fraternità dalla Chiesa ortodossa di Cipro. È stata ricevuta nel palazzo arcivescovile, dove S.B. Chrysostomos ha offerto un pranzo. La Commissione ha visitato il museo arcivescovile di straordinarie icone. Una delegazione ha fatto visita al Presidente della Repubblica. Tutti i membri sono stati accompagnati a visitare alcuni monasteri con antiche icone e affreschi bizantini.È stato pure registrato un piccolo episodio di segno contrario. Un limitato gruppo di una diecina di persone il primo giorno dell'incontro si è appostato davanti all'albergo con striscioni di protesta contro il dialogo considerato come rischio di tradimento da parte dei membri ortodossi e di cedimento alle pretese dei cattolici. Le autorità ortodosse, l'Arcivescovo di Cipro e il Metropolita di Paphos, hanno duramente condannato l'evento e minacciato di sanzioni canoniche i chierici che vi hanno preso parte. Il comunicato della sessione rilasciato a conclusione dell'incontro riporta che i membri ortodossi nel loro incontro del primo giorno "hanno discusso tra l'altro le reazioni negative al dialogo da alcune frange ortodosse, e unanimemente le hanno considerate totalmente infondate e inaccettabili, dando false e ingannevoli informazioni. Tutti i membri ortodossi della Commissione riaffermano che il dialogo continua con la decisione di tutte le Chiese ortodosse e sarà continuato con fedeltà alla verità e alla Tradizione della Chiesa".Quasi contemporaneamente la Chiesa di Grecia prendeva posizione contro le frange critiche all'ecumenismo. L'Assemblea della Gerarchia, nella riunione del 16 ottobre 2009, dichiarava: "Il dialogo bisogna che sia continuato, però nell'ambito della normativa ecclesiologica e canonica ortodossa, sempre poi in accordo con il Patriarcato Ecumenico, come con decisione pan-ortodossa è stato stabilito. I rappresentanti della nostra chiesa in questo dialogo hanno chiara conoscenza della teologia ortodossa, dell'ecclesiologia e della Tradizione ecclesiastica".




Prossima sessione
La discussione sulla bozza preparata dal Comitato Misto di Coordinamento sarà continuata nella prossima sessione plenaria del prossimo anno. È stato deciso che la sessione avrà luogo dal 20 al 27 settembre 2010 a Vienna, ospitata dall'Arcivescovo, il Cardinale Christoph Schőnborn. Così questo importante dialogo procede a passo lento, ma sempre orientato alla mèta della piena comunione come concordato nel documento preparatorio per l'avvio del dialogo fra cattolici e ortodossi (Besa)



L'Osservatore Romano - 26-27 ottobre 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

Il cardinale Kasper: piccoli passi avanti nel dialogo con gli ortodossi

Il dialogo tra cattolici e ortodossi va avanti. Questo il risultato dell'undicesima riunione della Commissione Congiunta Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, svoltasi nei giorni scorsi a Cipro sul tema cruciale del ruolo del Vescovo di Roma. Philippa Hitchen ha intervistato il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, co-presidente della Commissione:


R. - A Cipro abbiamo avuto un'accoglienza veramente molto calorosa, sia da parte dell'arcivescovo di Cipro sia da parte dell'arcivescovo di Paphos, dove San Paolo annunciò il Vangelo; anche i rapporti tra i membri cattolici e ortodossi della Commissione sono stati molto buoni, amichevoli, sereni. Noi abbiamo discusso una questione molto, molto complessa, un tema che ha un peso emotivo da molti secoli: il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione universale della Chiesa del primo millennio. Abbiamo fatto piccoli passi avanti nella giusta direzione. Sì, proprio perché è una questione delicata, i passi sono piccoli e lenti. Quello che è importante, però, è che - nonostante manifestazioni contrarie che ci sono state da parte di alcuni esponenti, soprattutto della Chiesa di Grecia - tutti i rappresentanti ortodossi sono stati decisi e determinati nel continuare il dialogo. Così, ci incontreremo l'anno prossimo a Vienna.


martedì 27 ottobre 2009

LA COMMISSIONE CATTOLICO-ORTODOSSA ANALIZZA IL RUOLO DEL VESCOVO DI ROMA

In una riunione a Cipro tra le proteste dei radicali

di Jesús Colina

PAPHOS (Cipro), venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La riunione della Commissione Congiunta Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, svoltasi dal 16 al 23 ottobre a Paphos (Cipro), ha fatto passi avanti nella riflessione comune sull'argomento decisivo per ritrovare l'unità: il ruolo del Vescovo di Roma.

L'ambiente cordiale della riunione è stato alterato dalle manifestazioni di protesta di alcuni radicali ortodossi contro il dialogo con la Chiesa cattolica. Di fronte alla violenza delle protesta, la Polizia di Cipro ha arrestato quattro cittadini e due monaci del Monastero di Stavrovuni, secondo quanto ha confermato Amen.gr.

Un comunicato congiunto inviato dagli organizzatori dopo la riunione conferma che nell'incontro si è andati avanti nella redazione di un documento congiunto sul tema "Il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio".

Il documento si basa su una "bozza preparata dal Comitato Congiunto di Coordinamento, che si è riunito a Elounda (Creta, Grecia) lo scorso anno".

"Durante questa plenaria, la Commissione ha preso in considerazione e ha emendato la bozza del Comitato Congiunto di Coordinamento, e ha deciso di completare la sua opera sul testo il prossimo anno, convocando un altro incontro della Commissione Congiunta", segnala la nota.

Il documento risponde alla richiesta rivolta da Giovanni Paolo II nella sua Enciclica "Ut unum sint" sull'"impegno ecumenico" (25 maggio 1995), in cui proponeva di "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova" (n. 95).

Ciò, aggiungeva, è possibile perché "per un millennio i cristiani erano uniti dalla fraterna comunione della fede e della vita sacramentale, intervenendo per comune consenso la sede romana, qualora fossero sorti fra loro dissensi circa la fede o la disciplina".

Lo stesso Papa ha invitato a cercare, "evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri".

Alla riunione hanno partecipato 20 membri cattolici ed erano rappresentate tutte le Chiese ortodosse, con l'eccezione del Patriarcato di Bulgaria.

La Commissione ha lavorato sotto la direzione dei suoi due co-presidenti, il Cardinale Walter Kasper e il Metropolita Ioannis Zizioulas di Pergamo.

Sabato 17 ottobre i co-presidenti e altri partecipanti, tra i quali il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sono stati ricevuti al Palazzo Presidenziale dal Presidente di Cipro, Dimitris Christofias, che ha espresso la speranza che questo importante dialogo continui in un mondo ancora diviso, come la stessa Cipro, e ha porto i suoi auguri per il progresso sulla via della comunione tra le due Chiese in futuro.

Secondo quanto si è spiegato nel comunicato finale, i rappresentanti ortodossi "hanno discusso tra le altre cose le reazioni negative al dialogo da parte di certi circoli ortodossi, e le hanno unanimemente ritenute infondate e inaccettabili, dicendo che diffondono informazioni false e fuorvianti".

"Tutti i membri ortodossi della Commissione hanno ribadito che il dialogo continua per decisione di tutte le Chiese ortodosse e viene perseguito con fedeltà alla Verità e alla Tradizione della Chiesa".

Secondo Amen.gr, il rappresentante stampa della Polizia, il Commissario superiore Michele Katsunotos, ha dichiarato che gli arrestati erano entrati e avevano occupato la cappella di San Giorgio, che si trova nella sede di Paphos, dove si sono svolti i lavori della Commissione Mista.

Precedentemente si era recato alla cappella il Metropolita di Paphos Giorgio, accompagnato da un gruppo di poliziotti per dissuadere i manifestanti.

Da parte loro, aggiunge il comunicato, i rappresentanti cattolici hanno considerato la bozza sul primato del Vescovo di Roma "una buona base per il nostro lavoro" e hanno confermato "l'intenzione di portare avanti il dialogo con fiducia reciproca, in obbedienza alla volontà del Signore".

La Commissione Mista, istituita da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca ecumenico Demetrio I a Istanbul il 30 novembre 1979, festa di Sant'Andrea (patrono di Costantinopoli), ha iniziato il suo operato nel 1980 e ha ripreso i lavori nel 2006 dopo una parentesi di sei anni dovuta ad alcune divergenze.

Tratto da: www.zenit.org

lunedì 26 ottobre 2009

Momenti della Divina Liturgia di San Giacomo



Il Vima posizionato all'esterno del Santuario





Inizio della Liturgia






Il Diacono recita le litanie




Momenti della D. Liturgia






27 Ottobre memoria di S. Nestore martire

S. Demetrio benedice Nestore

Il martire Nestore era della città di Tessalonica, sotto l'impero di Massimiano. Essendo cristiano, si recava presso S. Demetrio, nel luogo dove egli era solito andare ad insegnare ed imparava da lui più accuratamente la parola di verità. Quando Massimiano capitò a Tessalonica per presenziare i giuochi nell'ippodromo, vi era là un uomo pagano, di nome Lieo, un lottatore di gran mole e fortissimo, che aveva ucciso nel teatro molti, quanti a lui si erano opposti in combattimento. Nestore, avendo visto ciò, pieno di zelo divino, anche perche Massimiano aveva sfidato chiunque a combattere e vincere contro Lieo, corse verso S. Demetrio, si consigliò con lui intorno alla cosa e, da lui incoraggiato, mediante la potenza di nostro Signore Gesù Cristo, uccise con la spada Lieo. L'imperatore montò in furia per questo e fece decapitare Nestore. E così morendo vinse il diavolo e Lieo.


IL PONTIFICIO COLLEGIO GRECO NEL CONTESTO DI RIFORMA DI GREGORIO XIII

Dalla tesi dal titolo “Il Pontificio Collegio Greco (1577) e il suo influsso per le raffigurazioni pittoriche a Roma, nei secoli XVII-XIX” presentata all’Università Gregoriana da Nicola Miracco Berlingieri, riportiamo la premessa del capitolo “Gregorio XIII e il Pontificio Collegio Greco” su riforma e restaurazione cattolica di Gregorio XIII.



Il Papa dedicò tutta la sua energia alla riforma e alla restaurazione cattolica, chiamando in causa la Compagnia di Gesù che, all’istruzione e all’educazione aveva dedicato la sua particolare attenzione. Egli riconobbe i pregevoli servizi che la Compagnia svolgeva in questo


campo, così come in quello della vita pastorale e delle missioni, e anche nel progressivo rinnovamento della Chiesa. In maniera speciale Gregorio XIII rivolse la sua grande magnanimità nei loro confronti, come si può notare, rivolgendo uno sguardo alla storia dei vari


Collegi fondati a Roma. Il Collegio Germanico, il cui scopo era l’educazione di degni e dotti sacerdoti per la preservazione della fede cattolica in Germania, era sorta dall’animo intraprendente ed energetico di S. Ignazio di Loyola. Fu decisiva la posizione del cardinale Ottone Truchsess, che seppe esporre al Papa l’importanza di tale istituzione voluta dal Loyola per la conservazione e la restaurazione della religione cattolica in Germania. Gregorio XIII non solo decise di restaurare il Collegio, ma di ampliarlo in maniera grandiosa.


Nell’agosto del 1573 i nunzi ricevettero l’incarico di cercare in Germania gli studenti adatti per il Collegio Germanico, poiché il papa voleva far aumentare il numero degli alunni. Il 6 agosto di quell’anno venne eseguita la bolla della nuova erezione del Collegio. Il rapido fiorire di questo Collegio convinse Gregorio XIII a seguire il consiglio del gesuita Szantò e del cardinale Santoro di erigere nel 1578 anche un Collegio per l’Ungheria. Inizialmente egli concesse al nuovo Collegio la chiesa di S. Stefano Rotondo e la chiesa di S. Stefano re presso S. Pietro, insieme all’ospizio per i pellegrini ungarici. Poiché raccogliere altri mezzi per la conservazione di questo istituto non era possibile, stabilì di unirlo al Collegio Germanico. Ciò avvenne con bolla datata al 13 aprile 1580, in seguito alla quale i due seminari resteranno uniti fino ai giorni nostri. La terribile situazione in cui erano caduti i cattolici inglesi a causa della sanguinosa persecuzione da parte della Regina Elisabetta, aveva spinto William Allen, rifugiatosi in Francia, a fondare nel 1568 in Douai un seminario per sacerdoti missionari inglesi. Gregorio


XIII concesse a questo istituto un cospicuo sussidio annuo, ma non contento di ciò, egli decise di fondare a Roma un simile collegio. Poiché dal 1578 alcuni alunni del seminario si erano trasferiti a Roma nell’antico ospizio dei pellegrini inglesi, il Papa con bolla del 23 aprile 1579 designò quest’ospizio come dimora del nuovo Collegio, sottoponendolo all’immediata sorveglianza della S. Sede. Sempre a Roma egli fondò anche un Collegio per i Maroniti del Libano e uno per gli Armeni: un altro nel 1577, sotto consiglio di S. Filippo Neri, per i giovani


che dal giudaismo e dall’Islam si erano convertiti al cristianesimo. Gregorio XIII, animato da questa profonda indole che lo aveva portato all’istituzione di questi Collegi, decise di intervenire anche per aiutare il Collegio Romano, la cui dimora era pericolante e per di più era molto indebitato. I debiti furono da lui cancellati, gli fu data una sicura dotazione, inoltre fece erigere, in proporzioni grandiose, un nuovo edificio, ad opera di Bartolomeo Ammanati, provvedendone egli stesso alla benedizione avvenuta il 28 ottobre del 1585. In occasione della posa prima pietra furono eseguiti venticinque temi in varie lingue come segno della destinazione mondiale del Collegio Romano, che sotto la direzione dei padri Gesuiti doveva essere un istituto di cultura filosofica e teologica per tutte le nazioni del mondo. Nella sala di ricevimento fu innalzata in una nicchia una grande statua di marmo del Papa fondatore, che eleva la mano destra in atto di benedire. L’iscrizione lo celebra come il fondatore e il padre del


Collegio Romano e, quale interesse egli avesse per l’istituto lo dimostra il fatto che assistette personalmente alle prime lezioni del giovane Francesco Suarez. Una biblioteca scelta, più tardi anche un pregevole museo e una celebre specola, compì la fondazione dell’Universitas Gregoriana, che ricevette il diritto di concedere i gradi accademici in filosofia e teologia. Il numero degli studenti dell’università aumentò velocemente e, insieme agli studenti dell’ordine Gesuitico, ricevettero l’istruzione anche gli alunni del Collegio Germanico-Ungarico, dell’Inglese e quelli del Seminario Romano. Egli che amava i suoi Collegi, nel 1579 visitò personalmente tutti quelli di Roma, che aveva consolidato dotandoli di rendite di abbazie estinte. Non deve meravigliare, a questo punto, che la cosa non piacesse a qualcuno dei membri della curia, che non risparmiò le critiche nei suoi confronti. Però egli non si lasciò condizionare e, sino alla fine del suo pontificato, proseguì con nuovi progetti di istituti per la cultura degli ecclesiastici. Così egli pensò alla fondazione di una casa di Gesuiti con il seminario in Lussemburgo, all’erezione di un collegio per accogliervi studenti tedeschi a Bologna, alla fondazione di un collegio irlandese a Roma e alla creazione di un simile istituto a Lecce o a Bari, per l’istruzione di studenti albanesi e serbi. Così come, sull’esempio del Collegio Germanico, voleva istituire un simile istituto per la Nazione della Polonia.


Tratto da “ Besa / Fede” , Roma Circolare Ottobre 2009



sabato 24 ottobre 2009

26 Ottobre Festa di San Demetrio Megalomartire


Il 26 ottobre ricorre la festa del Megalomartire Demetrio da Tessalonica, festa solennizzata in tutto l' Oriente Cristiano.
Demetrio il gloriosissimo martire di Cristo, visse sotto l'impero di Massimiano nella città di Tessalonica, era pio e maestro della fede verso Gesù Cristo. Massimiano, essendo andato in Tessalonica e avendo saputo chr S. Demetrio era cristiano, lo fece prendere e torturar, e poi lo rinchiuse. Massimiano aveva allora un lottatore di nome Lieo, e con lui si vantava che nessuno era in gradi di vincere Lieo. Un giovane di nome Nestore, saputò ciò arse di zelo e, introdottosi in prigione presso S. Demetrio, ricevette da lui il consenso. Avendo vinto Lieo, lo uccise, Massimiano si addolorò per la morte del lottatore e saputo che la causa della sua morte era stato Demetrio, mandò ad ucciderlo nella prigione. I soldati, introdottisi nella prigione con gli astati, lo trafissero. La dove ora giace, fa sgorgare guarigioni.



Tropario:

Μέγαν εύρατο εv τοίς κιvδύvοις, σέ υπέρμαχοv η οικουμένη, Αθλοφόρε τά έθνη τροπούμενον. Ως ούν Λυαίου καθείλες τήν έπαρσιν, εν τώ σταδίω θαρρύvας τόν Νέστορα, ούτως Άγιε,
Μεγαλομάρτυς Δημήτριε, Χριστόν τόν Θεόν ικέτευε, δωρήσασθαι ημίν τό μέγαέλεος.

Il mondo ha trovato in te nei pericoli, o vittorioso, un grande difensore che mette in rotta le genti. Come dunque hai abbattuto la boria di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, cosí, o santo megalomartire Demetrio, supplica Cristo perché ci doni la grande misericordia.

video
Orario Celerazioni:

Domenica 25 Ottobre


ore 19:30 Ufficiatura del Vespro - presso la cappella del Collegio

Lunedì 26 Ottore

ore 06:45 Divina Liturgia - presso la cappella del Collegio

venerdì 23 ottobre 2009

Divina Liturgia di San Giacomo

Domenica 25 Ottobre

Nella chiesa di Sant'Atanasio in via del Babuino 149

alle ore 10:30 si celebrerà la Divina Liturgia di San Giacomo

giovedì 22 ottobre 2009

L'anafora di san Giacomo fratello del Signore

Ammutolisca ogni carne umana

di Manel Nin


Il 23 ottobre, nella tradizione bizantina, si celebra la memoria di san Giacomo, fratello del Signore, primo vescovo di Gerusalemme. Nel Pontificio Collegio Greco di Roma, la domenica più vicina a questa data si celebra, ormai da alcuni decenni, la Divina liturgia con una anafora che la tradizione bizantina ha lasciato cadere praticamente del tutto e che invece la tradizione siro-occidentale usa molto spesso, assieme all'anafora dei Dodici apostoli. L'anafora di san Giacomo si trova in diverse versioni linguistiche ma specialmente in greco e in siriaco, che a sua volta sarebbe la traduzione da un testo greco più semplice e arcaico dell'attuale. Per entrambe le versioni, l'attribuzione a san Giacomo, fratello del Signore, è unanime. Ci sono poi versioni georgiana, armena, etiopica, a dimostrazione dell'importanza che questo testo ebbe almeno durante il primo millennio. È chiaro che si tratta di una liturgia che proviene da Gerusalemme, con molti riferimenti a personaggi veterotestamentari (Abele, Noè, Abramo, Zaccaria), ai luoghi santi, alla Gerusalemme celeste, con l'ingresso nel Santo dei Santi, la processione del piccolo ingresso con l'evangeliario e la croce, le diverse preghiere - collegate col salmo 140 - di benedizione dell'incenso. Riguardo alla datazione ci sono diverse ipotesi che la collocano tra la fine del III secolo fino al VI o VII secolo. È sicuramente un testo elaborato in diverse tappe, ma già quasi completo alla fine del IV secolo. L'anafora di san Giacomo è teologicamente molto diversa da quella di san Giovanni Crisostomo e da quella di san Basilio, e si tratta chiaramente di una liturgia di tipo antiocheno. Nella prassi costantinopolitana l'anafora non è più in uso, e ora viene celebrata soltanto il 23 ottobre a Gerusalemme, nelle isole di Zante e di Cipro e, a Roma, a Sant'Atanasio in una domenica attorno al 23 ottobre. La struttura della celebrazione è un po' diversa da quella abituale nella tradizione bizantina e prevede, almeno per la liturgia dei catecumeni, che essa sia celebrata nel bèma, cioè lo spazio nel centro della navata della chiesa - nelle chiese siriache è uno spazio chiuso anche da un cancello - dove si collocano un ambone per l'evangeliario e un tavolino per la croce; attorno all'evangeliario e alla croce si dispongono il sacerdote col diacono e i preti concelebranti e lì si svolge tutta la liturgia della Parola. La liturgia eucaristica, poi, viene celebrata nel santuario. Nella struttura sono da sottolineare alcuni elementi. Innanzi tutto, l'avvio del Piccolo ingresso subito all'inizio della liturgia, senza le tre antifone della liturgia di san Giovanni Crisostomo, fatto che accomuna questa liturgia con quelle di tradizione siriaca e che ne indica anche una notevole arcaicità. Nelle diverse litanie fatte dal diacono rivolto verso il popolo, nell'ultima petizione - "Facendo memoria della Tuttasanta, Immacolata" - si aggiungono sempre Giovanni Battista, i profeti, gli apostoli, i martiri, e in una di esse anche Mosè, Aronne, Elia, Eliseo, Samuele, Davide, Daniele. Le letture vengono fatte dal bèma, il luogo centrale dove viene proclamata la Parola e dove anche viene commentata. L'inno Ammutolisca ogni carne umana, che prende il posto dell'inno cherubico dell'anafora di san Giovanni Crisostomo ed è lo stesso cantato nel Sabato santo nella liturgia di san Basilio. Infine, lo scambio di pace dopo il Credo, che nella liturgia di san Giovanni Crisostomo è rimasto soltanto tra il clero. L'anafora di san Giacomo viene inquadrata, come d'altronde anche le altre anafore cristiane, tra due grandi movimenti di lode a Dio all'inizio: "È veramente cosa buona e giusta, conveniente e doverosa, lodare inneggiare, adorare, glorificare e rendere grazie a Te, creatore delle cose visibili e invisibili"; e alla fine la conclusione del sacerdote: "Per la grazia, la misericordia e l'amore per gli uomini del tuo Cristo, con il quale sei benedetto e glorificato insieme con il santissimo buono e vivificante tuo Spirito". Cioè il movimento che va dall'opera creatrice di Dio alla sua opera di santificazione operata da Cristo per mezzo dello Spirito; dalla creazione, alla redenzione, alla santificazione. Nell'anafora di san Giacomo non vi è, come in altre anafore, l'enumerazione di tutta una serie di attributi apofatici di Dio - invisibile, incomprensibile, incommensurabile - ma, nell'introduzione, soltanto quella di tre titoli: "Creatore di tutte le cose, tesoro dei beni, sorgente di vita e di immortalità", e poi a lungo quella di tutte le schiere chiamate a questa lode: i cieli, il sole, la luna, la terra, il mare, la Gerusalemme celeste, la Chiesa dei primogeniti, i giusti, i profeti, i martiri, gli apostoli, cherubini, serafini. In altre parole sono tutto il creato e tutta la chiesa che sono attirate alla lode di Dio. Prima della narrazione dell'istituzione dell'eucaristia e dell'epiclesi, l'anafora di san Giacomo narra la storia della salvezza; notiamo una serie di verbi che la scandiscono: "hai avuto compassione, hai creato l'uomo; lui cadde, ma non lo hai disprezzato, non lo hai abbandonato, ma corretto, richiamato, guidato". E alla fine della narrazione vi è la proclamazione del mistero centrale della fede cristiana: "Infine hai inviato nel mondo il tuo proprio Figlio unigenito, nostro Signore Gesù Cristo, perché egli con la sua venuta rinnovasse e risuscitasse la tua immagine". La venuta di Cristo rinnova nell'uomo l'immagine di Dio; in questa frase si ritrova la dottrina sulla salvezza dei padri della Chiesa, da Ignazio di Antiochia a Ireneo, da Origene ad Atanasio e Ambrogio. È importante sottolineare questa centralità del destino dell'uomo nella provvidenza di Dio, nella linea dello stesso Cirillo di Gerusalemme nelle sue Catechesi: "Tutte le creature sono belle, ma ce n'è soltanto una a immagine di Dio e questa è l'uomo. Il sole è stato fatto da un ordine; l'uomo, invece, è stato fatto dalle mani di Dio: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza". L'anafora di san Giacomo evidenzia un aspetto importante: l'immagine di Dio maltrattata dall'uomo viene rinnovata - cioè ricreata - da Cristo. Questa nuova creazione avviene nella sua incarnazione e l'anafora dice che Cristo "è disceso, si è incarnato, è vissuto insieme, ha disposto tutto". Nell'epiclesi, il dono dello Spirito viene chiesto sui fedeli e sui doni presentati: "Manda su di noi e su questi santi doni che ti presentiamo il tuo Spirito Santissimo". Il testo ha una formulazione trinitaria che sembra conoscere già la formula di Costantinopoli del 381: "Signore e vivificante, consustanziale, condivide l'eternità". Poi ancora l'anafora accenna ad alcuni momenti scritturistici di discesa dello Spirito Santo legati anche ad ambiente gerosolimitano: "è sceso sotto forma di colomba nel Giordano, sui santi apostoli nella camera alta della santa e gloriosa Sion". Ancora l'epiclesi chiede come frutto della santificazione dello Spirito che i doni diventino Corpo e Sangue di Cristo e che la Chiesa sia santificata e rimanga stabile nella roccia della fede. L'azione dello Spirito, in questa anafora, viene strettamente collegata alla sua azione lungo tutta la storia della salvezza; lui "ha parlato nella Legge, nei Profeti e nella nuova Alleanza". Essendo il testo di origine gerosolimitana, è importante sottolineare il collegamento tra lo stesso Spirito che parla nell'antica e nella nuova Alleanza: quello Spirito che parla nella Legge, nei profeti, nella nuova Alleanza, scende su Cristo, sugli apostoli, sui santi doni presentati (e qui si possono aggiungere tutti gli altri sacramenti: le acque battesimali, il santo crisma). L'epiclesi ha pure una chiara dimensione ecclesiologica, che verrà in qualche modo sottolineata di nuovo nella grande preghiera di intercessione alla fine dell'anafora, la quale ha ancora degli accenni chiaramente gerosolimitani: "a sostegno della tua santa Chiesa cattolica e apostolica che hai stabilito sulla roccia della fede. Ti offriamo questo sacrificio per la tua santa e gloriosa Gerusalemme, madre di tutte le Chiese. Ricordati di questa santa tua città. Ricordati Signore di tutti i cristiani che sono andati o si recano nei luoghi santi di Cristo". I frutti della discesa dello Spirito sono quindi la santificazione dei doni e, per mezzo di essi, la santificazione della Chiesa. La comunione al Corpo e al Sangue di Cristo porta la comunità, la Chiesa alla pienezza della forza dello Spirito. Questo Spirito invocato sulla comunità le viene dato attraverso la comunione ai Santi Doni; lo Spirito costruisce il corpo ecclesiale di Cristo per mezzo della santificazione, della divinizzazione di coloro che vi si comunicano. Già sant'Efrem ha un bellissimo testo in questa stessa linea: "Nel tuo pane si nasconde lo Spirito che non può essere consumato; nel tuo vino c'è il fuoco che non si può bere. Lo Spirito nel tuo pane, il fuoco nel tuo vino: ecco una meraviglia accolta dalle nostre labbra. Il serafino non poteva avvicinare la brace alle sue dita, che si avvicinò soltanto alla bocca di Isaia; né le dita l'hanno presa né le labbra l'hanno mangiata; ma a noi il Signore ci ha concesso di fare ambedue le cose. Il fuoco discese con ira per distruggere i peccatori, ma il fuoco della grazia discende sul pane e vi rimane. Invece del fuoco che distrusse l'uomo, abbiamo mangiato il fuoco nel pane e siamo stati vivificati". Durante la litania prima del Padre nostro, il sacerdote silenziosamente fa una preghiera in cui chiede la purificazione delle anime e dei corpi e fa un elenco di vizi che devono essere purificati che ricorda tantissimo quelli che poi si ritroveranno nei testi di origine monastica (regole, lettere, ammonimenti): "allontana da noi invidia, arroganza, ipocrisia, menzogna, astuzia, desideri mondani, vanagloria, ira, ricordo delle offese". La liturgia di san Giacomo rispecchia, quindi, tre aspetti importanti: la centralità della lode di Dio da parte di tutta la creazione e di tutta la Chiesa; la restaurazione (ricreazione) dell'immagine di Dio nell'uomo per l'opera di Cristo; l'azione santificatrice dello Spirito nella storia della salvezza, sui doni, sui credenti. Celebrare la liturgia di san Giacomo, almeno una volta all'anno, è semplicemente fare dell'archeologia liturgica? O, magari, rivendicare il patrimonio liturgico gerosolimitano di fronte all'influsso a livello liturgico che Costantinopoli ebbe sugli altri patriarcati? No, non soltanto celebrare l'anafora di san Giacomo - come tutte le altre anafore cristiane - è celebrare il mistero della morte e risurrezione del Signore, ma è anche celebrare con una anafora che mette di fronte ad aspetti teologici, ecclesiologici, liturgici e anche architettonici un po' diversi da quelli a cui si è abituati nella tradizione bizantina, e soprattutto è celebrare con una anafora che rende presente la comunione con la Chiesa di Gerusalemme, madre di tutte le Chiese cristiane. "Camminando di potenza in potenza e celebrando la divina liturgia nel tuo tempio, ti preghiamo, rendici degni - recita la preghiera di congedo dell'anafora di san Giacomo - del perfetto amore degli uomini. Raddrizza la nostra via, fortificaci nel tuo timore. Abbi pietà di tutti e rendili degni del tuo Regno celeste nel Cristo Gesù nostro Signore".

da: L'Osservatore Romano - 23 ottobre 2009









Archimandrita P. Manel Nin OSB Rettore del Pontificio Collegio Greco

Nato a El Vendrell, arcidiocesi di Tarragona, Spagna, il 20 agosto 1956. Frequentati i corsi di scuola elementare e di liceo nel paese di nascita, entra nel Monastero di Montserrat il 20 settembre 1975. Compie il noviziato a Montserrat negli anni 1975-1977 ed emette la professione triennale il 26 aprile 1977 e quindi la professione solenne il 18 ottobre 1980. Il 22 novembre 1997 è ordinato diacono a Roma, nella chiesa di san Giacomo in Augusta, ed il 18 aprile 1998 è ordinato sacerdote nel suo monastero di Montserrat.
A Montserrat, negli anni di formazione frequenta corsi di introduzione generale alla Bibbia, alla liturgia e al monachesimo, e corsi delle lingue latina, greca e siriaca fatti nella scuola teologica del monastero; in questa scuola, negli anni 1977-1979 frequenta il biennio istituzionale filosofico e negli anni 1979-1984 i corsi istituzionali di teologia.
Negli anni 1984-1987 soggiorna nel Collegio di Sant'Anselmo (Roma) e frequenta i corsi per la licenza nell'Istituto Patristico "Augustinianum". Segue anche alcuni corsi a Sant'Anselmo, sia nel Pontificio Istituto Liturgico sia nell'Istituto Monastico, ed alcuni nel Pontificio Istituto Orientale. Il 9 giugno 1987 ottiene la Licenza in Teologia e Scienze Patristiche nell'Augustinianum con un lavoro di edizione critica di testi siriaci, sotto la guida di Mons. Joseph-M. Sauget e di P. José M. Guirau OSA, lavoro che porta il titolo: "Quattro lettere siriache attribuite a Giovanni il Solitario". Dal 1987 al 1989 insegna Teologia, Patrologia, Introduzione alle Liturgie Orientali e lingua greca nel monastero di Montserrat e comincia la ricerca in vista della tesi di dottorato.
Ritorna a Sant'Anselmo negli anni 1989-1992. Nell'Istituto Patristico Augustinianum frequenta i corsi prescritti per il Diploma (anno di dottorato) ed elabora la tesi di dottorato. Il 20 gennaio 1992 difende la tesi per il Dottorato in Teologia e Scienze Patristiche nell'Istituto Patristico Augustinianum, con un lavoro dal titolo: "Juan el Solitario. Los cinco discursos sobre las Bienaventuranzas"; la tesi è guidata dai professori Alberto Camplani, Paolo Bettiolo e Sever Voicu. In forma di estratto è stata publicata in M. Nin, Juan el Solitario. Los cinco discursos sobre las Bienaventuranzas, excerpta ex Dissertatione ad doctoratum, Institutum Patristicum Augustinianum, Roma 1997. Il corpo intero dei testi editi e tradotti è in corso di pubblicazione nel Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, scriptores syri di Lovanio. Negli anni di studio e ricerca partecipa alle Conferenze Patristiche di Oxford, ed ai "Symposium Syriacum" che si svolgono ogni quattro anni. Collabora anche con le riviste che pubblica il monastero di Montserrat, specialmente per la rivista Studia Monastica; in cui pubblica diversi articoli; dal 1994 ne è il direttore. A partire dall’anno accademico 1992-1993 comincia ad insegnare a Sant'Anselmo, nel Pontificio Istituto Liturgico e nell’ Istituto Monastico. Da marzo 1994 è consultore della Congregazione per le Chiese Orientali e collabora nei corsi per l’Anno Integrativo per gli studenti orientali, progettato dalla stessa Congregazione. Da gennaio 1996 risiede presso il Pontificio Collegio Greco di Roma. Dall'anno accademico 1995/1996 insegna pure nella Pontificia Università della Santa Croce e nel Pontificio Istituto Orientale. Dal novembre 1997 è membro del Consiglio di Redazione della nuova rivista Ephrem’s Theological Journal. Dal 1996 al 1999 è Direttore spirituale del Pontificio Collegio Greco. Dall’anno accademico 1998-1999 è professore invitato al Pontificio Istituto Orientale. Dal 1998 è assistente dell’Abate Preside della Congregazione benedettina di Subiaco, alla quale appartiene il monastero di Montserrat. Dall’anno accademico 2000-2001 insegna il trattato sui Sacramenti per gli studenti orientali nella Pontificia Università Gregoriana. Ogni anno da un corso intensivo nel monastero di Montserrat nel triennio teologico: Patrologia, Liturgie Orientali, Ecclesiologia. È anche membro fondatore del gruppo Syriaca, per la ricerca in Italia sulle Chiese e la Letteratura siriache. Dal 2007 partecipa agli incontri di formazione dei Gerarchi Orientali dell’Europa. Il 29 giugno 1999 viene nominato Rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma, e il 14 novembre 1999 viene benedetto archimandrita della diocesi di Akko, Haifa, Nazaret e tutta la Galilea dall'arcivescovo melchita di questa eparchia mons. Boutros Mouallem. Nel mese di giugno 2002 l’incarico di Rettore li è rinnovato per un quinquennio, e di nuovo nel mese di aprile 2007 per un altro quinquennio.

mercoledì 21 ottobre 2009

Il Pontificio Collegio Greco di Roma


Creazione del Collegio Greco da papa Gregorio XIII: lo scopo, il palazzo e la chiesa.

Il 13 gennaio 1576 con la Bolla In Apostolicae Sedis specula, papa Gregorio XIII eresse a Roma un Collegio pro Graecis ex Graecia et ex aliis provinciis ubi reperiuntur. Lo scopo era quello di offrire istruzione a quanti, dopo la rovina dell’Impero Bizantino, erano privi di scuole, con il desiderio di ricondurre i greci alla unità cattolica. Acquistato un palazzo nella via denomina­ta più tardi del Babuino, si iniziٍ in vicinanza, nel 1580, la fabbrica di una chiesa che fu dedicata a S. Atanasio, la prima che abbia avuto le torri sulla facciata. Questa costruzione fu poi unita al Collegio con un cavalcavia nel 1623. La facciata attuale del Collegio è stata edificata, nel 1768 da Clemente XIII, e restaurata, come pure l'interno della chiesa, prima verso il 1800, epoca in cui fu collocata la nuova iconostasi, poi nel 1929‑1930. Nell’interno del Collegio l'ala occupata attualmente dalle stanze degli alunni è degli anni 1885‑1886.

La prima direzione del Collegio.

I primi Rettori furono religiosi di diversi Ordini ed anche sacerdoti secolari latini. Il vero direttore però fu da principio il Cardinale Santoro, il quale diede al Collegio le prime Regole, il 5 giugno 1583, presto completate nell'otto­bre 1584. Il l settembre 1586 col Motu proprio Cum ex antiqua, Sisto V riservò agli alunni del Collegio il privilegio di cantare l’epistola ed il vangelo in greco nelle messe papali solenni. Il 29 settembre 1591 i Gesuiti, chiamati dal Cardinale Santoro con l'approvazio­ne di Gregorio XIV, ne presero la direzione e la conservarono fino al 1602. Dal 1602 fino all'ottobre 1622, il Cardinale Benedetto Giustiniani, Protettore, si riservò di nuovo la direzione e chiamò a rettore un religioso Somasco, affidando l'insegnamento ad alcuni Domenicani; ai quali non tardò a rimettere anche il Rettorato, senza però cedere il Collegio all'Ordine stesso. Morto il Cardinale Benedetto Giustiniani il 27 marzo 1621, i più illustri dei Greci allora presenti in Roma pregarono Gregorio XV, eletto al sommo Pontificato il 9 febbraio, di affidare di nuovo il Collegio ai Gesuiti. Questi ne ripresero la direzione il 31 ottobre tenendola fino alla soppressione della Compagnia nel 1773.

Un collegio per futuri sacerdoti (1624) e l’affidamento ai Benedettini (1897).

Il 23 novembre 1624 papa Urbano VIII con la costituzione Universalis Ecclesiae regimini determinò le Regole che cambiaro­no in qualche modo il carattere del Collegio: esso fu riservato da allora in poi soltanto a coloro che aspiravano allo stato ecclesiasti­co. Nel 1773, il Collegio passò sotto la diretta dipendenza della S. C. di Propaganda, la quale lo governava per mezzo di un Deputato o Presidente preso dal clero secolare romano. Costui conservò la direzione del Collegio fino al 6 luglio 1886, giorno in cui Leone XIII, riservandosi di prendere definitive misure sul regime del Collegio, risolse di affidarne interinalmente la direzione ai Resurre­zionisti, sotto la piena dipendenza dell'Em.­mo Prefetto di Propagan­da quale Protettore, e del Segretario della medesima come Presidente. La Propaganda decise finalmente di dare una direzione stabile al Collegio nella Congregazione del 27 gennaio 1890, risolvendo di riconsegnarlo ai Padri Gesuiti, che lo avevano diretto per tanto tempo; e cosى avvenne il 5 maggio seguente. Nel 1896, Leone XIII separò i ruteni dagli altri, aprendo un Collegio ruteno che ebbe a direttori i Gesuiti del Collegio Greco. Il Pontefice chiamò allora a reggere quest'ultimo i Benedettini confederati. Ne presero possesso il 26 ottobre 1897, ed il Motu proprio Sodalium Benedictinorum del 15 dicembre seguente, mentre sostituiva l'Abate‑Prima­te dell'Ordine ‑col titolo di Procuratore Apostolico del Collegio‑ al Cardinale Protettore, prescriveva che i giovani fossero educati integralmente secondo il proprio rito, dando ai monaci addetti al Collegio la facoltà di celebrare nel medesimo. Nel 1919 fu stabilito dai Superiori dell'Ordine, che la direzione del Collegio fosse affidata esclusivamente alla Congregazione benedettina belga e, dal 1956, al Monastero di Chevetogne.

Archimandrita Manel Nin