domenica 29 novembre 2009

Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole (Mc 14,38)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
Una parola dal profondo del cuore che presento a coloro che stanno preparando se stessi per essere il presepe del Salvatore.
Reverendissimi padri, fratelli e sorelle amati da Dio,

Come dice la Sacra Scrittura Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno(Mat 17:21) e questo è il nostro bisogno oggi, perché quello che stiamo combattendo non uscirà che tramite l’astinenza e il digiuno. Tantissime sono le cose che ci distraggono nel pensare e nel vedere il giusto oggettivo. Noi come cristiani e non soltanto come seminaristi, dobbiamo cercare di camminare sulle orme dei nostri precursori sia apostoli, sia santi o quelli che hanno vissuto secondo la volontà divina lungo il cammino della loro vita terrena. Vi invito con amore a preparare le vostre anime, e vi esorto al digiuno e all’astinenza in questo tempo benedetto, che non è stato fissato dalla Chiesa per caso, ma per darci un momento di preparazione non soltanto alla nascita del nostro Signore Gesù Cristo, ma anche per la nostra propria nascita con Lui. Il Natale allora non è altro che una resurrezione di Adamo che per la sua salvezza Gesù si è incarnato, per questo la Chiesa si prepara per quaranta giorni, basandosi sul digiuno che ha fatto il Nostro Signore Gesù Cristo dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame (Lc 4,2),per incoronare il giorno della nascita del Signore con la resurrezione di ognuno di noi, partecipando alla Sua mensa perché Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4) Dice Sant’ Atanasio: Dio è diventato uomo perché l’uomo diventa Dio, allora tutti siamo invitati alla divinizzazione e quello tramite il nostro battesimo che ci ha reso degni di essere con Cristo, Figli del Padre e tempi dello Spirito Santo, rispondendo a quei doni (grazie) e tramite l’astinenza e il digiuno, e così potremo purificarci per essere veramente templi dello Spirito e presepe di Cristo neonato, così quando Nacque, nasceremo anche noi di nuovo facendo risorgere il nostro adamo caduto. La nascita del Signore ci porta due dimensioni, il primo personale e il secondo comunitario. Per questo vi invito di nuovo di far fatica di vegliare sulle vostre anime, Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (Mt 24,42),provate di essere come le vergini sapienti armandovi dell’olio della gioia (astinenza e digiuno) per ricevere Lo Sposo nei vostri cuori che vi illumina e vi genera, illuminando e generando al vostro tempo, le strade del Suo gregge. Siamo sempre nella società, la persona è un essere sociale, in famiglia, nell’università e in collegio, allora dopo che nasce il Cristo veramente nei nostri cuori e ci rigenera, non possiamo nascondere la luce che brilla in noi, e qui passa il Natale dalla sua dimensione personale alla sua dimensione comunitaria. Lavoriamo allora sforzandoci di più in questo digiuno natalizio, per essere rigenerati da Cristo, rigenerando la nostra comunità, la nostra casa, la nostra università e il nostro collegio che sarà come dovrebbe essere: la stella brillante chi guida verso il salvatore.

Chi ha orecchi intenda (Mt 11,15)

di Michel Skaf, alunno P.C.Greco

venerdì 20 novembre 2009

La festa dell’Ingresso della Madre di Dio nel Tempio nella tradizione bizantina

Oggi è presentata al tempio colei che è Tempio del Verbo di Dio

Il 21 del mese di novembre, nella tradizione bizantina, si celebra una delle Dodici Grandi feste, cioè quella dell’Ingresso della Madre di Dio nel tempio. È una festa che ha un’origine gerosolimitana, legata a la dedicazione di una chiesa nella Città Santa di Gerusalemme. Molti degli aspetti della festa, presenti nei testi liturgici, ci vengono dal Protovangelo di Giacomo, un apocrifo che ha un influsso notevole su diverse feste liturgiche in Oriente ed in Occidente. Nella festa odierna vi troviamo: il corteo delle dieci fanciulle che accompagnano Maria, con un chiaro riferimento anche a Mt 25: “vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine…”; ancora Zaccaria che introduce Maria nel tempio e nel Santo dei Santi: “Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio, e Zaccaria la riceve…”; infine il cibo con cui Maria è alimentata dall’arcangelo Gabriele, prefigurazione del cibo che è la Parola di Dio e i Santi Doni che si ricevono nel tempio, cioè nella Chiesa: “Nutrita fedelmente con pane celeste, o Vergine, nel tempio del Signore, tu hai generato al mondo il Verbo, pane di vita…”. La celebrazione del 21 novembre ha un giorno di prefesta, in cui i testi liturgici annunciano quello che sarà uno dei punti costanti nella celebrazione: la gioia del cielo, della creazione tutta, degli angeli e degli uomini per il mistero che Dio adopera in e per mezzo della Madre di Dio. La festa quindi si prolunga fino al giorno 25. La liturgia del 21 novembre, usando delle immagini bibliche molto forti e spesso per via di contrasto, ci fa vedere Maria, accolta nel tempio, che diventa essa stessa tempio, colei che accoglie: essa è tabernacolo santificato, bimba che è anche abitazione di Dio, arca, tempio spirituale, trono, palazzo, letto nuziale, tutti titoli che la tradizione cristiana le ha applicato nel mistero della sua divina maternità: “…veneriamo la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nulla può contenere…”; “…da un angelo viene nutrita lei che realmente è tempio santissimo del Santo Dio nostro…”. Lo stesso arcangelo Gabriele, che sarà mandato da Dio a Nazaret per portare a Maria il lieto annuncio della nascita del Verbo di Dio nella carne, è mandato anche adesso a Maria nel suo soggiorno nel tempio: “…tu sei giunta nel tempio del Signore per essere allevata nel santo dei santi, quale creatura santificata. Allora a te, l’immacolata, fu inviato anche Gabriele, per portarti cibo…”; “…ascolta, Vergine giovinetta pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo. Apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali. Uno dei tropari del vespro riassume in una bellezza quasi unica tutto il mistero della festa: la gioia della creazione, il mistero di Maria diventata figlia e Madre di Dio, la sua verginità e la sua maternità, l’angelo annunciatore della buona novella: “Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, celebria­-mo spiritualmente una festa solenne, e piamente accla­miamo la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, che viene condotta al tempio del Signore: lei che è stata prescelta da tutte le generazioni, per essere tabernacolo del Cristo, Sovrano universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate stra­da recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sem­pre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, insieme con l’angelo, con gioia gridiamo: Gioisci! alla piena di gra­zia, a colei che sempre intercede per le anime nostre”. Il tropario della festa, inoltre, presenta questo giorno come il preludio della benevolenza e della salvezza di Dio, cioè l’Incarnazione del Verbo di Dio: “Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, e il primo annuncio della salvezza degli uomini…”. Infatti a partire dal giorno 16 novembre la tradizione bizantina inizia la “Quaresima di Natale”, il periodo in cui, soprattutto da un punto di vista ascetico, la Chiesa si prepara alla celebrazione del Natale di nostro Signore Gesù Cristo. L’ufficiatura del vespro prevede tre letture dell’Antico Testamento: Es 40, 1ss: la consacrazione della tenda della testimonianza e la presenza gloriosa della nube per indicare la gloria del Signore che la riempie. 3Re 8, 1ss: Introduzione dell’arca dell’alleanza del Signore nel tempio di Salomone. Ez 43,27-44,4: La gloria del Signore che riempie il tempio, e la porta chiusa, aperta soltanto dal Signore. Per quanto riguarda le letture del vangelo, quello del mattutino è la pericope di Lc 1, 39-49. 56: la Visitazione; mentre che nella Divina Liturgia troviamo Lc 10, 38-42; 11, 27-28: la pericope di Marta e Maria e l’acclamazione “beati coloro che ascoltano la Parola di Dio”. Nell’ufficiatura del mattutino, il cànone attribuito a Giorgio di Nicomedia (+860) collega ognuna delle odi cantate con la Madre di Dio: “Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito, e proferirò un discorso per la Madre e regina…”; “Quale sorgente viva e copiosa, o Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori…”; “Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Al­tissimo, il profeta Abacuc esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore”. Inoltre l’ultimo dei tropari di ognuna delle odi ci danno la chiave cristologica di lettura ad ognuna di esse: “Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Can­tate al Signore da tutta la terra, e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato”; “Al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato, e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, al Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore”;Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha pre­ser­vato la madre indenne dalla cor­ruzione cui non era sottostata”. L’icona della festa ci mostra la Madre di Dio accolta dal gran sacerdote nel tempio, presentata da Gioacchino ed Anna. Maria è una fanciulla adulta, che entra nel tempio della terra per prepararsi a diventare tempio dell’Altissimo. In un angolo dell’icona vediamo il corteo delle vergini che hanno accompagnato Maria, e a destra l’angelo Gabriele che porta il nutrimento a Maria, La Madre di Dio, il 21 novembre, è presentata soprattutto come colei che diventa tempio, abitacolo di Cristo, e quindi tipo, immagine di quello che ogni cristiano diventa per mezzo del battesimo. Il suo ingresso, la sua vita nel tempio, sono anche il nostro ingresso, la nostra vita nel tempio cioè in Cristo, secondo il suo vangelo. Questa è, allora, la benevolenza di Dio, la salvezza degli uomini, cioè farli diventare il tabernacolo, il tempio, il trono, il palazzo, l'abitazione di Cristo, Dio tra gli uomini, come canta il tropario proprio della festa: “Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli oc­chi di tutti la Vergine si mostra nel tempio di Dio, e a tutti prean­nuncia il Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamia­mo: Gioisci, compimento dell’economia del Creatore”.

di Padre Manel Nin. Rettore P. C. Greco

giovedì 19 novembre 2009

21 Novembre Ingresso della Tuttasanta Madre di Dio nel Tempio



















Dopo il parto straordinario avuto dai Santi Gioacchino ed Anna, compiuto il secondo anno dall’augusta nascita della gloriosa Madre di Dio e sempre Vergine Maria, Gioacchino disse a sua moglie Anna:
Conduciamola nel tempio del Signore, secondo ciò che abbiamo promesso. E Anna rispose: aspettiamo fino al terzo anno, affinchè non accada che, desiderando il padre e la madre, la fanciulla non sia distolta dal dirigersi verso il Signore. E dopo i tre anni Gioacchino disse: raduniamo le figlie Vergini degli Ebrei, ognuna con la lampada, e le lampade siano ardenti, affinchè la fanciulla non ritorni indietro, e la sua mente rimanga catturata nel tempio di Dio. E fecero così. Nel tempio la accolse Zaccaria e le disse: Il Signore esalti il tuo nome. E la fece collocare nel luogo recondito del tabernacolo; ed era nutrita da un angelo, fino all’età di dodici anni. Giunto il tempo del suo fidanzamento, Giuseppe la prese con sé dai sacerdoti, nel tempio del Signore.



Antifone:

Μέγας Κύριος και ενετός σφόδρα εν πόλη του Θεού ημών εν όρη αγίω αυτού.

Grande e il Signore e altamente da lodare nella citta del nostro Dio, sul monte santo di lui.

Υγιάσαι το σκήνωμα αυτού ο Ύψιστος.

L’Altissimo ha santificato il suo tabernacolo.


Το πρόσωπόν σου λιτανεύσουσιν οι πλούσιοι του λαού.

Tutti i ricchi del popolo imploreranno con doni il favore del Tuo volto.



Apolitikion:



Σήμερον της ευδοκίας Θεού το προοίμιον, και της των ανθρώπων σωτηρίας η προκήρυξις. Εν ναώ του Θεού τρανώς η Παρθένος δείκνυται, και τον Χριστόν τοις πάσι προκαταγγέλλεται. Αυτή και ημείς μεγαλοφώνως βοήσωμεν˙ Χαίρε της οικονομίας του Κτίστου η εκπλήρωσις.



Oggi e il preludio della divina benevolenza, e l’annunzio della salvezza degli uomini, nel tempio di Dio la Vergine si mostra apertamente e a tutti preannunzia il Cristo.

Kontakion:

Ο καθαρώτατος Ναός του Σωτήρος, η πολυτίμητος παστάς και Παρθένος, το ιερόν θησαύρισμα της δόξης του Θεού, σήμερον εισάγεται, εν τω οίκω Κυρίου, την χάριν συνεισάγουσα, την εν Πνεύματι Θείω˙ ην ανυμνούσιν Άγγελοι Θεού˙ Αύτη υπάρχει σκηνή επουράνιος.

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo talamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con se la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: questa e tabernacolo sovraceleste.


Apostolos: (Eb. 9, 1-7)

Lettura dall’epistola di Paolo agli Ebrei.

Fratelli, la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una Tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta il Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza. E sopra l’Arca stavano i Cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell’espiazione. Di tutte queste cose non e necessario ora parlare nei particolari. Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati involontari del popolo.


Evangelo:
(Lc. 10, 38-42; 11, 27-28)

In quel tempo Gesu entro in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesu, ascoltava la sua parola;
Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesu le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola e la cosa di cui c’e bisogno. Maria si e scelta la parte migliore, che non le sara tolta”. Mentre diceva questo, una donna alzo la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”.


Kinonikon:

Ποτήριον σωτηρίου λήψομαι, και το όνομα Κυρίου επικαλέσομαι.


Prenderò il calice della salvezza ed invocherò il nome del Signore.

Ultimo saluto al Patriarca Pavle di Serbia















Sono oltre duecentomila le persone che si sono riunite oggi a Belgrado per prendere parte alla cerimonia funebre del Patriarca Pavle, leader spirituale dei cristiani ortodossi serbi, morto domenica scorsa all'eta' di 95 anni. Dopo la Sacra Liturgia, celebrata dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I nella cattedrale di San Michele Arcangelo, il feretro e' stato portato in processione, accompagnato da numerose delegazioni statali e religiose, verso la piazza Terazije e quindi - al termine di una breve commemorazione - verso il Tempio di San Sava per la vera e propria cerimonia funebre. La Sacra Liturgia e' stata officiata anche da tutti gli arcipreti della Chiesa ortodossa serba nel paese e all'estero. A Belgrado, a fianco del Patriarca Bartolomeo, il Metropolita Amfilohije, che ha ricordato la figura del patriarca Pavle. Il Patriarca verra' sepolto, alla presenza di poche persone, nel monastero del quartiere di Rakovica, un sobborgo di Belgrado. Il feretro del Patriarca Pavle e' stato esposto nella cattedrale di San Michele Arcangelo, dove da domenica si conta che circa 15omila persone siano andate a porgere l'ultimo saluto. La chiesa e' rimasta aperta anche la notte scorsa, contrariamente a quanto annunciato in un primo momento, per permettere a chi era stato in fila anche otto ore di sfilare davanti al feretro. Presenti alle cerimonie il presidente serbo Boris Tadic, il premier Mirko Cvetković ed i ministri del suo governo, il sindaco di Belgrado Dragan Dilas, il presidente del parlamento Slavica Dukic-Dejanovic. Tra i partecipanti anche il premier serbobosniaco Milorad Dodik ed il presidente del Consiglio dei ministri bosniaco Nikola Šprić, i presidenti montenegrino Filip Vujanović e macedone Gjorgje Ivanov.




da: Belgrado ( Adnkronos ) 19/11/2009


Stihira Srpskim Svetiteljima


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mercoledì 18 novembre 2009

La domanda mai fatta (?)

“Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?” Con questa domanda un dottore della legge” si rivolge a Gesù (Lc 10,25-37). Una domanda che a noi – per dire la verità – di solito interessa poco. Per lo meno ce l’abbiamo mille interrogativi nella vita che prima ci mettono a pensare che la questione della vita eterna. Mille problemi da risolvere, mille domande a cui rispondere, mille affari da sistemare, mille progetti da realizzare, ma il come ereditare la vita eterna difficilmente entra fra questi. Quanto mai ci mettiamo a pensare preoccupati per la vita eterna? Come ci risulta, anche il dottore della legge è spinto non tanto dalla preoccupazione personale e sincera che dall’intenzione di mettere Gesù in difficoltà, di metterlo alla prova” appunto. Gesù però entra in gioco senza problemi e senza esitazione. E risponde con la domanda: Cosa sta scritto nella Legge?”Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso.” Una risposta che non sorprende eppure scotta. Una risposta scomoda ed imbarazzante, anzi inquietante. Proprio perché riassume e tocca il centro della novità portata da Gesù: andare oltre”, prendere il largo”. Non rimanere nel superfluo, ma entrare nella profondità. Mettere tutto e dare tutto. Amare alla grande”.E Gesù inquadra il discorso: “Hai risposto bene; fa' questo e vivrai.” A questo punto il discorso potrebbe terimare. Potrebbe, ma l’interrogatore non molla, „volendo giustificarsi”. Ecco ci siamo, noi, campioni di giustificazione e di evasione. Noi, con la spiegazione sempre pronta ed aggiornata delle ragioni che ci impediscono di fare qualcosa. Di prendere il largo. Di amare appunto. Amare Dio e il prossimo. Quel prossimo. E chi è il mio prossimo?” Una domanda per giustificarsi, per deviare, generalizzare e banalizzare il discorso. Ma Gesù non ci sta. Risponde eccome. Con il Buon Samaritano”. Parole chiare ma non per questo meno scottanti. Il dottore della Legge” di sicuro non se le aspettava. E noi? Con la risposta di Gesù che ce ne facciamo? Ed ancora di più con l’appello: "Va' e anche tu fa' lo stesso.” ? Una bella impresa insomma per questi giorni, anche nell’ottica della preparzione per Natale. Ma per iniziare almeno va posta la domanda: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”


di Miklòs Verdes, alunno P. C. Greco

martedì 17 novembre 2009



Pontificio Collegio Greco di Sant'Atanasio - Roma,










E' stato creato un gruppo su www.facebook.com
alunni, ex alunni simpatizzanti, iscrivetevi.


lunedì 16 novembre 2009

Leone Alazio - Λέων Αλλάτιος



Dalla fondazione del Collegio Greco fino ad oggi tanti illustri personaggi sono passati per essere formati in filosofia, in teologia o in altre scienze. Uno di questi personaggi fu Allazio Leone (Αλλάτιος Λέων). Allazio è nato nel 1586 nell’ isola greca di Chios. Da piccolo sente la vocazione sacerdotale. A Chios farà i primi studi i quali completerà a Roma presso il Pontificio Collegio Greco. Ha studiato filosofia, teologia, medicina. Alcuni dicono che fu uno dei più sapienti del XVI° secolo e questo lo diventa anche grazie alla sua capacita memoriale. Per pochi anni il vescovo di Chios Marco Giustiniani lo nomina vicario e canonico nella cattedrale dell’ isola fino a quando rientrato in Italia venne nominato custode della Biblioteca Vaticana. Ha scritto molti trattati riguardanti: teologia, filosofia, archeologia e storia. Molto spesso è arrivato in conflitto con capi della chiesa ortodossa perche era sostenitore dell’unione delle Chiese. Muore nel 1668 ed è sepolto nella chiesa di Sant’ Atanasio, in RomaAlcune delle sue opere sono conservate nella Biblioteca Vaticana e altre nella Biblioteca dedicata a lui presso il Collegio Greco di Roma.



Alcune delle sue opere:


De Graecorum hodie quorundam opinationibus, 1645

De ecclesiae occidentalis atque orientalis perpetua consensione, 1648

Concordia nationum orientalium christianarum in fidei catholicae dogmate, 1655.


di Giorgios Palamaris, alunno P.C. Greco

venerdì 13 novembre 2009

10° Anniversario della Chirotesia Archimandritale del P. Rettore Manel Nin.



Gli Alunni del Pontificio Collegio Greco
unitamente al Vice Rettore P. Giovanni Xanthakis e al Padre Spirituale Natale Loda.


esclamano "Axios" " E' Degno"


al Rev. Rettore Manel Nin
10° anniversario della sua Chirotesia Archimandritale


ricevuta da S.E. Rev Boutros Al Mouaallem Arcivescovo di Aakka Haifa e di tutta la Galilea

Chiesa di Sant Atanasio
Roma 14 Novembre 1999 -2009



14 Novembre memoria di San Filippo Apostolo




















Oggi 14 Novembre nel sinassario bizantino si fa memoria di San Filippo uno dei dodici Apostoli. Filippo era della città di Betsaida in Galilea, è appena citato nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Giovanni lo presenta per la prima volta mentre fa il conto di quanto costerebbe sfamare la turba che è al seguito di Gesù (6,57). E, più tardi, quando accompagna da Gesù, dopo l’ingresso in Gerusalemme, alcuni “Greci” venuti per la Pasqua: quasi certamente “proseliti” dell’ebraismo, di origine pagana (12,21 ss.). Nell’ultima cena, Filippo è uno di quelli che rivolgono domande ansiose a Gesù. Gli dice: "Signore, mostraci il Padre e ci basta", attirandosi dapprima un rilievo malinconico: "Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo?". E poi arriva, a lui e a tutti, il pieno chiarimento: "Chi ha visto me, ha visto il Padre".
Dopo l’Ascensione di Gesù, troviamo Filippo con gli altri apostoli e i primi fedeli, allorché viene nominato Mattia al posto del traditore Giuda (Atti degli apostoli, cap. 1)



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Abbandonate le cose della terra, hai seguito Cristo, e segnato con l’ispirazione del Santo Spirito, da lui sei stato inviato tra le genti perdute per convertire gli uomini alla luce della conoscenza di Dio, o apostolo Filippo; compiuta la lotta del tuo divino desiderio, tra molteplici supplizi hai consegnato la tua anima a Dio. Supplicalo, o beatissimo, di donarci la grande misericordia.



Apolilitìkion


O santo Apostolo Filippo, intercedi presso il Dio misericordioso perché conceda alle anime nostre la remissione delle colpe.





di Manuel Pecoraro, alunno P. C. Greco

giovedì 12 novembre 2009

13 Novembre, Memoria di San Giovanni Crisostomo Arcivescovo di Costantinopoli






















Apolitikion:


Ἡ τοῦ στόματός σου καθάπερ πυρσός ἐκλάμψασα χάρις, τὴν οἰκουμένην ἐφώτισεν· ἀφιλαργυρίας τῷ κόσμῳ θησαυροὺς ἐναπέθετο· τὸ ὕψος ἡμῖν τῆς ταπεινοφροσύνης ὑπέδειξεν. Ἀλλὰ σοῖς λόγοις παιδεύων, πάτερ Ἰωάννη Χρυσόστομε, πρέσβευε τῷ Λόγῳ Χριστῷ τῷ Θεῷ, σωθῆναι τὰς ψυχὰς ἡμῶν.




La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, hai illuminato tutta la terra, hai deposto nel mondo tesori di generosita, e ci hai mostrato la sublimita dell'umilta. Mentre tu ammaestri con le tue parole, o padre Giovannni Crisostomo, intercedi presso il Verbo, Cristo Dio, per la salvezza delle anime nostre.

Kontakion:



Ο καθαρώτατος ναός τού Σωτήρος, η πολυτίμητος παστάς και Παρθένος, το Ιερόν θησαύρισμα τής δόξης τού Θεού, σήμερον εισάγεται, εν τω οίκω Κυρίου, την χάριν συνεισάγουσα, την εν Πνευματι θείω, ην ανυμνούσιν Άγγελοι Θεού, Αύτη υπάρχει σκηνή επουράνιος.



Il tempio purisimo del Salvatore, il prezziosiimo talamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sè la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiamo negli angeli di Dio: Questa è taernacolo sovraceleste.


Apotolos del Santo : Eb 7, 26-8,2


Vangelo: del Santo: Gv.10,9-16.

Kinonikon:

Εις μνημόσυνον αιώνιον έσται δίκαιος

Il giusto sarà sempre ricordato.


Απολυτίκιον Αγίου Ιωάννου Χρυσοστόμου

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martedì 10 novembre 2009

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo



Reverendissimi padri, fratelli e sorelle amati da Dio,


La Chiesa è stata, lo è come anche rimarrà la prima casa del credente e suo ultimo rifugio. Perché infatti secondo il suo cammino sacramentale accompagna l’uomo (credente) dal momento della sua nascita al momento della sua morte, preparandolo alla resurrezione e alla vita eterna nel Regno Celeste. Anche noi in questo benedetto collegio, dobbiamo essere fedeli e rigorosi alla missione per poter conservare la Chiesa (Corpo mistico di Cristo) come casa madre. Cristo ci ha invitati con un invito trinitario per arrivare alla sua pienezza dicendo:


I - Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34).


II - Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te (Gv 17,21).


III - Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,48).

Allora tramite la nostra fedeltà a questo invito possiamo amare, perchè la fedeltà è il pilastro sul quale si poggia la fiducia che sarà la sorgente delle relazioni sincere e fraterne, allora la fedeltà alla missione genera l’amore. E così dalla fiducia reciproca possiamo sopportarci l’uno l’altro con pazienza e amore, formando dalla nostra Unità, un’Unità sacerdotale (legata al sacerdozio di Cristo) che garantisce una Chiesa veramente Madre di tutti i fedeli (credenti), dove diventiamo non solo una unità rigida ma anche un ponte di passaggio dalla terra al cielo, dalle tenebre alla luce e così compiamo la nostra vera vocazione unendoci ai credenti in Cristo Gesù, per il loro servizio (morale, corporale) e la loro salvezza (spirituale). La Chiesa ha bisogno dei santi sacerdoti che vivono e riflettono il vero esempio, portando la loro missione al culmine (cioè arrivando a portare alla salvezza, essi stessi e i credenti a loro affidati) come dice Massimo il Confessore: “Tu o sacerdote sei degnato di essere l’icona di Cristo”. Ecco il nostro cammino fratelli miei, dobbiamo viverlo con fedeltà, fiducia e convinzione, con amore e felicità tramite la nostra forte relazione (intima) con il nostro Signore e custode Gesù Cristo, che ci ha promesso: Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Mt 6,33) e così siate sicuri che sarete l’esempio negli occhi del buon Padre, datore delle grazie a chi le chiede: Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto” (Lc 11,9). Ma non solo, la Chiesa ha pure bisogno dei fedeli chi vivono Cristo, perché la chiesa non è stata e non sarà mai il sacerdote o i sacerdoti, ma sacerdote e fedeli. Ai giorni nostri il fedele viene sedotto e distratto da tutto ciò che lo circonda in maniera tale da assumere uno stile di vita diverso da quello che dovrebbe avere per arrivare al Regno di Dio. L’uomo è sedotto come Eva che fu sedotta dal serpente, essa portò Adamo verso il peccato e così alla loro caduta. Per questo dobbaimo fare attenzione al ritmo della nostra vita come Cristiani, e specialmente come preti; senza dubbio ognuno di noi vive una lotta in se stesso, ma dobbiamo fissare il nostro sguardo sempre verso la giusta strada, verso Gesù che disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). La nostra vita come seminaristi, e come preti dopo, è un cammino verso il Regno Celeste, perché Cristo si è incarnato per noi sotto la legge, e nella resurrezione ci ha portati dalla morte alla vita e dalla terra al cielo, e ha aperto (ha innaugurato da quel momento) il Regno di Dio che verrà, portandosi dal Χρόνος al Καιρός. Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte (sal 89,4). La vita allora non si misura col tempo, ma col modo (ritmo) di viverla. Non abbiate angoscia se passate il tempo senza vivere la vostra vita, ma angosciatevi se passa il tempo allontanando Gesù Cristo da ogni atto compiuto là sarà pianto e stridore di denti” (Μt 25,30). Stiamo con la benedizione del Padre, la grazia del Figlio e l’atto dello Spirito Santo, pietre parlanti e morbide nelle Mani Divine, per diventare pastori fedeli al gregge di Cristo, trasformando tramite la nostra fede, la nostra terra in cielo e la nostra vita in un albero fruttifero che muta il suo inverno in estate e l'autunno in primavera . Amìn.


di Michel Skaf, alunno P. C. Greco

domenica 8 novembre 2009

“LA TUA FEDE TI HA SALVATA, VA' IN PACE ”

Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, poiché tutti erano in attesa di lui” Nel brano che la Chiesa orientale ci presenta in questa domenica (Lc 8,40-56) vediamo Gesù che suscita grande attese dopo aver cacciato i demoni a Gerasèni. La folla è in attesa, aspetta che succeda qualcosa di straordinario, che non si vede ogni giorno, qualcosa di interessante, potremmo dire di stravagante . Gesù appunto ha già la fama di un tipo di questo genere, le sue apparenze hanno fatto notizia”. La fama di straordinarietà da sempre genera folla. Ma in questa folla, ci sono delle persone. Delle persone con problemi di salute, delle persone con problemi esistenziali, delle persone increduli, delle persone che hanno fede. Persone come tutti noi, insomma. Fra loro una donna che soffriva di emorragia da dodici anni”. Una malattia che rende impossibile una vita serena, una malattia che fa perdere tutte le prospettive, tutti i progetti per un futuro migliore, che non lascia spazio per la speranza. Una vita distrutta, una vita in costante crisi.aveva speso tutti i suoi beni con i medici senza poter essere guarita da nessuno” Nel testo originale viene fortemente sottolineato il fatto che lei ha speso proprio tutto di ciò che aveva, ha sacrificato tutta la sua vita per ottenere la guarigione (appunto il testo greco usa il termine biosz), invano. E dopo tante e tante delusioni, imbrogli e disperazioni adesso sente girare la voce di uno che compie delle cose straordinarie. Ma nell’impaurito eppure determinato atto di toccare il lembo del mantello di Gesù si rivela il fatto che non la mera disperazione è quella che spinge la donna a rivolgersi al Maestro. Lei crede e sa che deve fare così. chi mi ha toccato?” Gesù percepisce subito l’accaduto, proprio perché è presente, ci sta, non si lascia coinvolgere dall’entusiamo della folla. Non può essere ingannato dalla risposta di Pietro perché sente e sa che si è appena realizzato l’incontro salvifico che cambierà decisamente la vita di una persona. L’incontro salvifico fra la forza della fede della donna e la forza divina di Gesù. E lui la domanda non la fa per investigare, per rimproverarla oppure per umiliarla, ma per dare spazio alla testimonianza, per avere la gioa condivisa. E la donna pur tremando e, gettatasi ai suoi piedi” accoglie l’invito di Gesù alla testimonianza, si svela” e confessa tutto. La sofferenza, la disperazione e il miracolo. Ma Gesù che “scruta le menti e il cuore” sa che c’è qualcosa di più e da la conferma: Figlia, la tua fede ti ha salvata, va' in pace!.” La forza della fede è questo di più” che non solo fa guadagnare alla donna la guarigione fisica, la scomparsa della malattia, ma fa sì appunto che ella venga salvata. Ha ottenuto la vita. La stessa fede viene richiesta da Giàiro e la stessa forza che scaccia via i timori e le paure Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata”, la stessa fede per la quale i Dodici vengono chiamati, rivestiti del potere, della forza di Gesù e mandati ad annunziare il Regno di Dio. E la stessa fede a cui siamo invitati tutti noi.

di Miklòs Verdes alunno P. C. Greco.

sabato 7 novembre 2009

Domenica 8 Novembre Commemorazione degli Arcangeli Michele e Gabriele, e di tutte le Potenze incorporee. Tono VI




















Antifone:

Agathòn to exomologhìste.

O Kirios evasìlefsen.

Dhèfte agalliasòmetha.



Apolitikia:

Αγγελικαί Δυνάμεις επί τό μνήμά σου, καί οι φυλάσσοντες απενεκρώθησαν, καλί ίστατο οι Μαρία εν τώ τάφω, ζητούσα τό άχραντόν σου σώμα. Εσκύλευσας τόν Άδην, μή πειρασθείς υπ' αυτού, υπήντησας τη Παρθένω, δωρούμενος τήν ζωήν, ο αναστάς εκ των νεκρών, Κύριε δόξα σοι.

Le potenze angeliche vennero al tuo sepolcro e i custodi ne furono tramortiti. Maria invece stava presso il sepolcro in cerca del tuo immacolato corpo. Hai predato l’inferno, non fosti sua preda; sei andato incontro alla Vergine,elargendo la vita. O Signore, risorto dai morti, gloria a te.



*****

Τών ουρανίων στρατιών Αρχιστράτηγοι, δυσωπούμέν υμάς ημείς οι ανάξιοι, ίνα ταίς υμών δεήσεσι τειχίσητε ημάς, σκέπη τών πτερύγων, τής αϋλου υμών δόξης, φρουρούντες ημάς προσπίπτοντας, εκτενώς καί βοώντας, Εκ τών κινδύνων λυτρώσασθαι ημάς, ως Ταξιάρχαι τών άνω Δυνάμεων.



O Principe delle angeliche milizie, noi indegni ti supplichiamo che ognora ci sostenga con le tue preghiere, custodendoci sotto l’ombra delle ali della tua gloria. Prostràti davanti a te gridiamo: Liberaci da ogni pericolo, o Condottiero delle celesti Schiere.



( Il Santo della chiesa )



Kontakion:

Ο καθαρώτατος ναός του Σωτήρος, η πολυτίμητος παστάς και Παρθένος, το ιερόν θησαύρισμα της δόξης του Θεού, σήμερον εισάγεται, εν τω οίκω Κυρίου, την χάριν συνεισάγουσα, την εν Πνεύματι Θείω. ην ανυμνούσιν Aγγελοι Θεού. Αύτη υπάρχει σκηνή επουράνιος.

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo talamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sé la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: questa è tabernacolo sovraceleste.



Apostolos: ( Eb. 2,2-10 )


Lettura dalla lettera di Paolo agli Ebrei.



Fratelli, se la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà. Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo.Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato: Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi? Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi. Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Ed era ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidali alla salvezza.



Vangelo: dom. 7 di Lc: Lc. 8,41-56


In quel tempo venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della Sinagoga; gettatosi ai piedi di Gesù, lo pregava di recarsi a casa sua, perché aveva un’unica figlia, di circa dodici anni, che stava per morire. Durante il cammino le folle gli si accalcavano attorno. Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso del sangue si arrestò. Gesù disse: “Chi mi ha toccato?”. Mentre tutti negavano, Pietro disse: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia”.

Ma Gesù disse: “Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me”. Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l’aveva toccato, e come era stata subito guarita. Egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata, va in pace”. Stava ancora parlando quando venne uno della casa del capo della sinagoga a dirgli: “Tua figlia è morta, non disturbare più il Maestro”. Ma Gesù che aveva udito rispose: “Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata”. Giunto alla casa, non lasciò entrare nessuno con sé, all’infuori di Pietro, Giovanni e Giacomo e il padre e la madre della fanciulla.

Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: “Non piangete, perché non è morta, ma dorme”. Essi lo deridevano, sapendo che era morta, ma egli, prendendole la mano, disse ad alta voce: “Fanciulla alzati!”. Il suo spirito ritornò in lei ed ella si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli raccomandò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.


Kinonikon:

Ο ποιων τους αγγέλους αυτού πνεύματα και τους λειτουργούς αυτού πυρός φλόγα


I venti sono i tuoi messaggeri, e ministri tuoi i fulmini guizzanti.



Δοξαστικό Μιχαήλ Αρχαγγέλου

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